Come una poesia di boris pasternak tutto iniziò, *di palle di neve solo, umide, bianche, il rapido balenio tracciante. soltanto tetti e neve e tranne i tetti e la neve, nessuno* (cit.), nella gelidità della nuova russia. In realtà trattavasi di una battaglia campale di neve, robe da prendere una carriola, infilarcisi dentro e farsi spingere à toute bride giù per una discesa, urlando *a gogò, a gogò!* prima di schiantarsi gaudioso. Palle di neve di quella che è quasi ghiaccio, due schieramenti mal rispettati, un'attitudine iconoclasta e un continuo voltagabbana volto a spiaccicare neve addosso all'essere umano più vicino, meglio donna, fosse anche nà signùra impellicciata, te pijasse l'ENPA. Si fece amicizia così giocando, un gruppo di persone di genere misto, nazionalità mista, sangue misto nel tripudio della mistitudine. I weekend appena passati come questo che sto or ora accompagnando verso la mezzanotte mi hanno regalato il tipico bagaglio da studente erasmoos (sic), pur non essendo nè studente nè tantomeno erasmoos (no davvero. una giapponese l'ha scritto così su un pezzo di carta e me l'ha dato, sorridendo), tante facce, tante foto, ma tanto chi ti rivede più, ahr ahr, buona vita. Prendiamo il buono, come sempre. Durante certe serate in casa di sconosciuti sembra di trovarsi al mercato del pesce. Io attraverso la festa con un calice di vino, vedo un luccio e cambio obiettivo, caspita che due branchie, tutte le carpe a bere mischioni tipo succodimela/vodkadaduelire, oppure il gettonatissimo ananasso/gin, saluto, incontro pure tanti italiani. "Ferme ta gueule", ha detto una francese a un me contrariato. Ma era simpatica, occhi grandi. Un coup de foudre? mi sono chiesto io. Lo è stato a metà. Diciamo al 33%. E mentre guardo con sguardo vacuo la pila di piatti che lionel ha lasciato nel lavabo, penso: les femmes sont l'autre moitié du ciel? Poi, come stamattina, mi sveglio alle 7.30, non sono più buono di addormentarmi, bevo mezzo litro di latte, metto su i byrds e guardo il sole entrare e illuminare l'orologio. Sto bene, come ho detto a qualcuno di voi. Tout va très bien, Madame la Marquise.
preparato dei tortellini pessimi mentre tomas mi raccontava di come una volta sulle montagne austriache una pecora di un gregge si fosse staccata dal gregge per seguirlo e ad un tratto rovesciarsi a pancia in su, "aspettandosi" -sono le parole di tomas- "di essere rasata" (cit.). Mah. Io cucinavo, e mi immaginavo una pecora ribaltata e vagamente inquisitoria. Poi lena l'altra sera, nella piazza davanti all'ambasciata francese vuota come la bottiglia di valpolicella, ha stuzzicato un maiale selvatico che insieme ad alcune capre stava in un recinto, fosse un'esibizione per i bambini o che altro non so, e questo gli ha grugnito in faccia. Lei si è spaventata perchè sembrava dormisse, diavolo di un cochon selvatico piazzato recintato e grugnente. Ho letto sul giornale online austriaco che una vacca la scorsa settimana ha fatto fuori un poveretto. Tra vacche assassine e il resto, io mi interrogo sul mondo degli animali. Ela, la mia supervisor algida, è sorridente. Compra cioccolato, dialoghiamo. Poi studio, per una competition dell'UE che sarà venerdì 14. Aspetto visite. Tutto chiude presto, alle 7, *per proteggere i lavoratori* come dice la legge. Poi nei baraccotti che vendono vin-brulè, i lavoratori si adoperano a -3 gradi celsius fino alle due. I cosmoproletari dovrebbero abbracciare la loro causa, eccheccazzo. Non è roba per me: mica posso sempre solidarizzare, come con gli amici ferrovieri. E poi a me il vin brulè fa *a*a*e, que sera sera, e beeheeh.


