Anche il concetto di profondità intellettuale è sopravvalutato. Questa foto ce lo SUSSURRA chiaro e tondo, è inutile rincorrere messaggi all'interno di immagini che non comunicano se non nella testa di chi le guarda. Scelgo la banalità e opto per un carattere stampatello, un bel punto esclamativo ed un concetto da spleen ufficiaro pomeridiano: MARONI! Lo spunto me lo dà la Coca Cola, che qua a Vienna sponsorizza pure i baraccotti di castagne, addobbandoli con cartelli rossi e gioiosi più chiari di mille meta-seghe. I miei ultimi giorni vissuti in ostello mi hanno fornito opportunità interessanti -dal punto di vista sociologico- perchè stanco del basso profilo istituzionale mi sono detto: cui prodest? In fondo cuiusvis hominis est errare, nullius nisi insipientis in errore perseverare, ce lo ricorda B.A. Baracus nella penultima puntata dell'A-Team (quando dondolando la catena d'oro da 13 kili al kollo dondola pure un ragazzo improbo e lo rispedisce dove gli compete con un bel calcinculo mentre un autovan esplode alle sue (larghe) spalle). Insomma, d'accordo che muoio di sonno tutte le sere perchè ela mi propone carichi di lavoro piuttosto pelosi e che la vita in ostello è maschia e in mischia, ma almeno che sono un giovane uomo piacente e abile nell'eloquio lo DEVO dimostrare. Ho iniziato a socializzare, che diamine, col solito stolto ottimismo (poi premiato) che mi diceva "stai per trovare una casa, bitazza, daje un senso pure a queste sere!". Ho conosciuto un botto di gente nel mio buen ritiro viola, ma chi se li ricorda? Potrei bleffare, mmm. C'erano, si, ora mi sovviene, migliaGlia di australiani/e, sempre in cerca di sè stessi in giro per l'europa e in cerca pure di compagnia, anzichenò, così sociali gli australiani; centinaJa (sic) di brasilani barra e ma soprattutto e, americaniae, canadians, mittaeleuropeae, filantropi; anziani, music-nerds, ciccioni telematici, bazzicatori dei postriboli, giapponesine ermetiche in tenute tigrate, pippatori di gas esilerante, cultori della tintarella albina (cit, ricit.), gente in cerca di guai, gente in cerca di gay (-da bastonare-, di quelle persone munite di testa rasata, anfibi dai lacci bianchi e bomberino marchiato da slogan tipo questi: "AZIONE!", "ONORE ALLA LEGIONE", "PER IL BENE DELLA PATRIA!"), avventurierae-ae-ae. Ed io, che come mio solito provavo ad instillare concetti del tutto fuorvianti al mio amico di turno, del tipo "ogni ragazza nel bar ti vuole e ogni ragazzo vuole essere te", aggiungendo pacche sulle spalle e "ma vai, vai", c'ho trovato parecchie cose intriganti, in tutti quelle persone che fluivano rapide mentre io restavo giorno dopo giorno, masticando dolceamaro un linearissimo... MARONI! Poi è arrivato venerdì, che ci ha portato anche un'ottima azione di protesta del sedicente movimento dei giovani verdi austriaci di fronte alla nostra agenzia. *Ma che cazzo vogliono sti stronzi?* mi sono chiesto prima di ricordarmi il mio sostegno ideologico alla protesta, fosse anche motivata dalla semplice assenza di carta igienica ar cesso. Quindi no, prima devo capire le loro ragioni. Vado sul sito di questi chimerici giovani verdi austriaci, e leggo "la protesta è contro il basso livello di attività e la pigritudine di iniziative della FRA", e allora li odio, fancazzen denigrati, a lavorare, sfaccendati! Lottate per la poesia! Però ci hanno fatto uscire prima dall'ufficio, per evitare di venire in contatto con la massa tumultuosa di piantine, e dunque giovani verdi vi voglio dedicare anche un piccolo GRAZIE. Le sere weekendare ci hanno offerto modo di approfondire un po' la conoscenza delle colleghe tirocinanti in uno di quei pub coi libri, che serve il the senza imbarazzo, in cui si va anche da soli, per dire, senza sentirsi uno sfigato con la camiciona rossa e gli avirex all'ombelico. Sabato, mentre si andava delineando all'orizzonte una se-pur-vaga idea di casa, sono andato a vedere una partita di rugby a casa di una collega, eravamo in otto, una francese, un ghanese, un austriaco, una ceka, uno scozzese, io, una tedesca, un inglese, supportando non si sa chi, parlando non si sa come. Tutti parlavamo pe'ccerto la lingua dell'amore, dell'amicizia, del superamento-dei-confini-artificialmente-imposti, e puttana banana Jerry Garcia con i suoi deadheads sarebbe fiero di me, keep it rockin' somewhere in the sky, Jerry. Ho incontrato di nuovo Veronika con la kappa, colei che mi aveva salvato dal naufragio del raziocinio durante l'odissea bologna-vienna di 2 settimane fa. Mi ha fumato in faccia 10 paglie 10 e si è scolata una birra. BURP. Ma parliamo della casa, che mi sto dilungando troppo. Domenica scorsa, dovete sapere, ero ai giardini in cima a vienna e puntavo il dito contro un luogo indefinito all'orizzonte dicendo... *laggiù, non so ancora dove, c'è casa mia*. Lacrimuccia, e mi sentivo un po' coglione. Poi però ho trovato un annuncio di un ragazzo portoghese che abita con un altro, mi sono detto proviamo, ho scritto una mail, ci siamo visti, tutto ok kiciuari kigiuari? Direi di si, e dunque ho preso casa nella sera di lunedì. Mentre tornavo esausto verso l'ostello, in quella violetudine che mi avrebbe abbracciato a sè per l'ultima volta, osservavo i visi pallidi ed emaciati degli individui metropolitani viaggianti in metropolitana e avevo notato una faccia sveglia, occhi che brillavano di attenzione e presenza, e tant'è mi ci metto a parlare, con quest'uomo, e gli dico "sa sono contento", "ho trovato casa", lui mi segue con l'espressione di chi è audente in ascolto ma con educazione e cortesia, senza clamore, e io bla bla, perchè "sa la città per uno straniero" e poi gli butto li pure "la lingua è una barriera non da poco", "l'amore è il prendersi cura dei propri difetti e di quelli dell'altro", "lo sa lei meglio di me", "ma che colpa ha la mia generazione" e "se poi starò male, almeno potrò dire di avere amato" (CIT.). Lui mi guarda ma la sua espressione cambia, si fa cupa, smorfia e mi dice "Ma guardi che non mi interessa. O mi mostra il biglietto o le faccio la multa". Io ondeggio, perdo la fiducia recentemente acquisita nell'homo, nicchio, e mesto e modesto (cit.) estraggo l'abbonamento mensile della metropolitana. E la poesia? Non esiste. Ascoltiamo un po' di Lucio Battisti, che almeno lui mi capisce. E ora ciao, ciao, che è tardi, e devo disfare le valigie. Ah, fa un freddo da neve, e non è escluso che la coltre bianca che ami i primi 5 minuti e odi gli altri 50000 possa venire giù già questa settimana. La mia finestra sul tetto prega che ciò non accada.

